CLIMAX 25 di Francesco Gallo Mazzeo

Fausto Pirandello. Amore. Psiche.

 

Le vacanze siciliane, girgentane, hanno lasciato un’impronta forte,

fortissima, nella cromatica di Fausto Pirandello (1899 - 1975), i cui toni

rossastri, venati di giallognolo, conferiscono alla sua pittura, o ai suoi

pastelli e acquarelli, una nebulosità fascinante, che è erotica, simbolica,

lirica. Non c’è dubbio che su di lui abbia influito l’ambiguità lunatica di

suo padre, facendone un paradossale complemento. Là dove il Luigi,

scandaglia le menti, i desideri reconditi, le perdite e i profitti delle menti,

il Fausto si concentra sui corpi, facendone una nudità assoluta, fatta

di disillusioni della bellezza, in una cronologia inflessibile della carne

al sole. Su di lui influiscono campioni romani come Felice Carena,

Attilio Selva e Orazio Amato, che lo inducono ad una forte specularità

del reale, plebeo, contadino, all’opposto di quella che era stata la

lezione boldiniana. Là dove Boldini aveva sbiancato tutto, fino alla

statuaria classica, Pirandello interviene con una bella e robusta dose

di sanguignità, come dire, accoglimento di tutta una stagione di forme

che si mostrano, senza essersi prima messe a dieta e lustrate per

la festa; una sorta di spontaneità che è liberazione dagli stereotipi,

borghesi, preborghesi o postborghesi che dir si voglia e inaugurano

alla libertà di sbagliare, di essere negativi, di essere criticati, che ha

molti lati e angolazioni, come quella di mostrarsi o negarsi. Lezione

italiana, lezione tedesca, lezione francese, fanno in lui una scrematura

speciale, che gli permette di fare opere come Donne sulla scala, che è

un’apologia della trasparenza, il Doppio ritratto, davanti ad una cornice

e ad una lucertola che abbranca una carta da gioco, al Ritratto di Luigi

Pirandello, padre amato/odiato e alle turbe di bagnanti che fanno un

grande coro di natura viva; per non tralasciare la galleria infinita dei suoi

autoritratti che mettono in scena il suo tormento sofocleo, la sua “estasi”

plautina. Lo dobbiamo collocare in un Olimpo particolare, come facente

parte di una schiera pittorica che nasce con i butchered di Vermeer,

con i corpi spiaggiati di Cezanne, arriva   ai lacerti carnali di Egon Schiele,

alle nudità di De Pisis, al Die Bruche e tutto l’espressionismo tedesco,

a cui Fausto Pirandello aggiunge la sua dimensione latina, che è quella

dei lontanissimi culti cibelici, dionisiaci, panici, che sono passati

attraverso le epoche antropologiche e immaginarie, oltre che

dalle parole del De rerum natura e del Boccaccio decameroniano.

Insomma, in una dilatazione temporale e formale, che nel nostro

mondo di pathos è diventato fenomeno d’eros subliminale. Attuale.!