Fausto Pirandello. Amore. Psiche.
Le vacanze siciliane, girgentane, hanno lasciato un’impronta forte,
fortissima, nella cromatica di Fausto Pirandello (1899 - 1975), i cui toni
rossastri, venati di giallognolo, conferiscono alla sua pittura, o ai suoi
pastelli e acquarelli, una nebulosità fascinante, che è erotica, simbolica,
lirica. Non c’è dubbio che su di lui abbia influito l’ambiguità lunatica di
suo padre, facendone un paradossale complemento. Là dove il Luigi,
scandaglia le menti, i desideri reconditi, le perdite e i profitti delle menti,
il Fausto si concentra sui corpi, facendone una nudità assoluta, fatta
di disillusioni della bellezza, in una cronologia inflessibile della carne
al sole. Su di lui influiscono campioni romani come Felice Carena,
Attilio Selva e Orazio Amato, che lo inducono ad una forte specularità
del reale, plebeo, contadino, all’opposto di quella che era stata la
lezione boldiniana. Là dove Boldini aveva sbiancato tutto, fino alla
statuaria classica, Pirandello interviene con una bella e robusta dose
di sanguignità, come dire, accoglimento di tutta una stagione di forme
che si mostrano, senza essersi prima messe a dieta e lustrate per
la festa; una sorta di spontaneità che è liberazione dagli stereotipi,
borghesi, preborghesi o postborghesi che dir si voglia e inaugurano
alla libertà di sbagliare, di essere negativi, di essere criticati, che ha
molti lati e angolazioni, come quella di mostrarsi o negarsi. Lezione
italiana, lezione tedesca, lezione francese, fanno in lui una scrematura
speciale, che gli permette di fare opere come Donne sulla scala, che è
un’apologia della trasparenza, il Doppio ritratto, davanti ad una cornice
e ad una lucertola che abbranca una carta da gioco, al Ritratto di Luigi
Pirandello, padre amato/odiato e alle turbe di bagnanti che fanno un
grande coro di natura viva; per non tralasciare la galleria infinita dei suoi
autoritratti che mettono in scena il suo tormento sofocleo, la sua “estasi”
plautina. Lo dobbiamo collocare in un Olimpo particolare, come facente
parte di una schiera pittorica che nasce con i butchered di Vermeer,
con i corpi spiaggiati di Cezanne, arriva ai lacerti carnali di Egon Schiele,
alle nudità di De Pisis, al Die Bruche e tutto l’espressionismo tedesco,
a cui Fausto Pirandello aggiunge la sua dimensione latina, che è quella
dei lontanissimi culti cibelici, dionisiaci, panici, che sono passati
attraverso le epoche antropologiche e immaginarie, oltre che
dalle parole del De rerum natura e del Boccaccio decameroniano.
Insomma, in una dilatazione temporale e formale, che nel nostro
mondo di pathos è diventato fenomeno d’eros subliminale. Attuale.!