CLIMAX 34 di Francesco Gallo Mazzeo

 

Camille Claudel ( 1864-1943) Genio. Donna.

Il dogmatismo è la morte del sapere, dell’empatia e della stessa umanità. Quando

impera, con la sua causa soluta, tutto il resto viene azzerato e si rischia l’esilio e

l’eresia; la vita stessa. Di tutto questo è puntualizzata la biografia umana e artistica

di Camille Claudel, scultrice nativa e amante, amata di Auguste Rodin (a sua volta,

amante, amato). Voi direte certamente: ma è stata una colpa!? Rispondo. No!

Assolutamente. Ma per lei è rimasta come un marchio, che in una società banale

e maschilista, andava così; quello che lui, di artistico, ha dato a lei, è stato iperpesato,

mentre il tanto che lei ha dato a lui, è stato come una foglia volante. Prima ho detto

dogmatismo, ma è una parola troppo “nobile”, nella sua gravità, quindi devo aggiungere,

“pregiudizio”, incapacità di saper vedere la creatività altra, di cui lei era portatrice e che

è rimasta indelebile nelle sue opere. C’è, infatti, in esse una specularità introspettiva, che

include l’intuizione, in un fascio virtuoso, di armonicità, recuperando, in modo diverso da

Rodin, lo spirito michelangiolesco, che in lui, appare gonfiato e per certi versi spropositato,

mentre in lei, rodiniana, sì,ma mai enfatica, appare levigato e leggero. Non c’è dubbio che

la creatività femminile sia diversa da quella maschile (con tutta una serie di varianti ed

eccezioni) perché è costruita su un modello antropologico e psicologico, votato alla

texturialità, alla connessione, per cui l’opera non è mai eclatante, bensì sottile, trasparente,

dotata di mille valenze, che sono similitudini, ma anche pietre di paragone, di un percorso

che non  è mai (ma proprio mai) immobilità, mentre il suo ritmo è sempre olimpico, ludico,

aggiuntivo, comprensivo. A guardare le sue opere, i suoi ritratti, le sue figure, le sue  nitide

composizioni, viene voglia di soffermarsi, di fare una sosta, di prendere un the e sorseggiarlo,

perché la sua gentilezza di nuova classicità (non neoclassica) è una autentica fioritura, di bello

e di sublime, insieme. Moderna, quindi, avvolgente. Claudel o Rodin!?. L’alternativa non si

pone, si tratta di accettare, non solo, ma di valorizzare la differenza dei punti di vista; una

differenza di dettagli, difficili da percepire e realizzare, in quanto Camille Claudel, non ha

sottratto nulla a Rodin, ma gli ha aggiunto, nelle sue opere e sicuramente in quelle dei lui,

a cui ha collaborato, la sua particolarità formale, sfumante. Una rivelazione, la sua che ci

appare in tutta la sua forza ed originalità. Un trionfo, dunque.! Ma neanche per sogno.

Complice l’abbandono del volubile Auguste,  del voltafaccia del suo invidioso fratello Paul,

da lei immortalato  in tante opere, finì nel Manicomio di Montfavet, dove mori a 79 anni,

come una “pazza” qualsiasi e quindi scaricata in una fossa comune. La tardiva esumazione

artistica, in atto, è la sua consacrazione artistica, la sua affermazione del diritto di stare,

con i grandi, per la sua ritmicità armonica e la sua ammirabile giganteschità. Non è Parigi

(e va male) ma il suo museo personale di Nogent-sur- Seine (e va bene) che ne proclama

l’autorevole maestosità. Nella grande scultura.!!!