CLIMAX 40 di Francesco Gallo Mazzeo

Corrado. Concentrico. Cagli. Sfarzoso

Corrado Cagli. Nell’eremo dorato di Taormina, erigeva, ogni stagione, un cenacolo, in cui si incontravano geni e saltimbanchi, grandi artisti e aspiranti comprimari, tutti, ma proprio tutti, nell’aura di una sua alta benedizione, che a volte arrivava, a volte tardava, a volte non si manifestava affatto. Io l’ho conosciuto nel 1974, tramite gli auspici dei miei amici, Carlo Panarello, anfitrione più unico che raro, Angelo Marzullo, pittore raffinato e anima profonda della Tauromenion, diventa Taormina grazie a Goethe e Von Gloeden e per ultimo, ma non ultimo, Robertino Fichera, lo spettacolare proprietario del Bar Caffè Ritrovo, Mokambo (oggi, un Cafè Luxury Shop di Dolce & Gabbana). Robertino era la mia anima eletta, mia gemella, in arte, in moda, stile, gusti femminili. Purtroppo la sua fama nel mondo intero è dovuta al recital di Paolo Conte all’Olimpià di Parigi, dopo il suicidio “spettacolare”, che mise fine alla sua vita di depressione altalenante, che lo spartiva, tra iperattivismo in tutti i sensi e mancanza di interesse coinvolgente, per tutto e per tutti. Io conservo nel mio archivio un suo dono, quello di 150 negativi di foto di Willem Von Gloeden, appunto, che prima o poi pubblicherò in volume e il telegramma con cui mi chiedeva di raggiungerlo subito, perché, diceva, “le ombre mi stanno assalendo”, cosa che aveva detto altre volte quando lo avevo accompagnato alla Clinica “Carmide” del prof. Angelo Majorana Calatabiano di Catania. Io ci misi tre giorni a raggiungerlo da Lugano, dove allora lavoravo…e non lo trovai più. Si era fatto travolgere da un treno nella galleria ferroviaria sotto Taormina. Aveva lasciato sul suo tavolo di lavoro, le carte di credito, gli anelli, i documenti e i tanti ninnoli che amava tanto. Oggi Taormina è una narrazione al passato, staccata dalla sua storia attempata (ma non a causa degli anni) che non emana più sguardi suadenti, come era stato per tutta la stagione del ‘900, fino agli anni ottanta. Il suo paesaggio è sempre bello, quello che manca sono i Cagli, i Conte, i Kekkonen, i Benincasa, i Mussa, i Caruso, i Manfredi, i Barbera, i Tennessee Williams, Michelangelo Antonioni, Richard Burton, le Liz Taylor, le Aenne Burda, le Maria Camilla Pallavicini; e non genera più i Panarello, i Marzullo, i Mazzullo, i Pancrazio Buciunì detto il Moro… il ganimede Robertino. Corrado Cagli, concentrico e sfarzoso, aveva portato qui (o lì) il fascino della sua artisticità, della sua fisicità, che oggi non c’è più, perché i paesaggi e le città, non sono piante e pietre, ma sono le menti, gli sguardi, gli innamoramenti, che li abitano. Non c’è un Museo Cagli a Taormina, come a suo tempo auspicato da Franco Muzzi, suo storico segretario; e certo ci dovrebbe essere, perché il vento dell’oblio che ha già spazzato questi luoghi, non si porti via, pure le ultime memorie e i ricordi dei convivi In Casa Cagli, dove si discuteva di tutto ciò che avesse spessore, qualità, stile, e si vedevano le sue nascenti opere, perché lui non si fermava mai, passando dalla sua vena figurale a quella astratta, armonizzando il suo esprit, tra decorazioni e morfie, che solo in quest’angolo di Sicilia potevano nascere, nelle assolate agostane, quando le cicale invitano a dormire.  E lui, allora, le sfidava, tenendo aperti gli occhi che si volevano chiudere, chiedendo alle sue mani di emulare la leggerezza del vento e farla volare, su carte, tavole, tele, come un canto lontano, di quando si manifestavano le sirene e le ninfe dei boschi coglievano ceste di malva e asfodelo. E con esse il dio Pan, compagno di Orfeo. Et in arcadia, Corrado Cagli, tessitore di nuvole e cavalli.